Alessandro Benetton
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Alessandro Benetton, “Noi al naturale”

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Da sempre uniti nell’amore per la montagna, Alessandro Benetton e Deborah Compagnoni si rilassando con le figlie lontano dai riflettori e dalle mete vip

La natura, lo sport, la vita all’aria aperta, i bambini. La ricetta della felicità, spesso richiede gli ingredienti più semplici. Almeno in casa Benetton, dove Alessandro Benetton e Deborah Compagnoni coltivano la loro passione comune per la montagna come momento di riunione più intimo, lontano dagli impegni e dalle preoccupazioni per il lavoro. Per loro la vera vacanza non si coniuga con le mete esotiche e le località frequentate dai vip. A Santa Caterina Valfurva, dove la campionessa di sci è cresciuta e i suoi genitori possiedono l’hotel Baita Fiorita, la famiglia si ritira ogni anno per dedicarsi allo sport nel quale sono tutti bravissimi: lei la sciatrice italiana più vincente della storia, tre ori olimpici e tre mondiali, lui detentore di un patentino da maestro, conquistato con testarda determinazione tre anni fa. L’amore per lo sport li ha uniti fin da quando si sono conosciuti nel 1997, rendendo la loro relazione da subito molto solida. “Il nostro rapporto è un successo inaspettato”, ha raccontato Alessandro Benetton, “Tutti facevano previsioni poco ottimistiche sul nostro conto, eppure ha funzionato. Sarà perché Deborah e io ci assomigliamo molto. Lei è una donna concreta, concentrata come me sui suoi obiettivi”. Obiettivi che nel corso del tempo sono cambiati. Da quando ha smesso di gareggiare alla fine degli anni Novanta, Deborah ha scelto di occuparsi a tempio pieno del marito e dei tre figli: Agnese, 13 anni, Tobias, 11, e Luce, 7. Oltre a impegnarsi in viarie attività benefiche tra le quali la onlus: “Sciare per la vita”, costituita nel 2002 per sostenere la ricerca scientifica sulle malattie leucemiche, della quale è presidente. “Anche lei come me”, ha detto ancora Alessandro Benetton, “prima di conoscermi aveva viaggiato per il mondo, ma senza perdere il legame con il piccolo paese dove era nata”. Le radici vanno bene, ma per guardare al futuro. Così Alessandro Benetton due anni fa è stato chiamato a presiedere l’azienda di famiglia nata nel 1965 con i coloratissimi maglioncini. E l’obiettivo è di innovare. “Per quanto la nostra storia sia eclatante a abbia rappresentato un modello di business, oggi bisogna guardarsi allo specchio e convincersi che i tempi reclamano una discontinuità”, dichiarava un anno fa. Adesso si mormora che vorrebbe già farsi da parte, ma non c’è nulla di ufficiale. E se la discontinuità è la parola chiave sul lavoro, non lo è affatto in famiglia, anzi. Con moglie e figli Alessandro Benetton ama frequentare gli stessi luoghi e stare lontano dalle frivolezze. Unica eccezione: festeggiare il proprio cinquantesimo compleanno un mese fa, con grande lustro, nella villa di Treviso alla presenza di molti ospiti famosi. Naturalmente il dresscode richiedeva jeans e look casual e l’atmosfera era rilassata, secondo il gusto low profile dei padroni di casa. Niente di nuovo quindi. Anche il matrimonio, che fu celebrato in gran segreto a Tuxedo negli Stati Uniti nel 2008, alla presenza dei due figli maggiori, è stato all’insegna della sobrietà. Un anno fa Alessandro Benetton ha dato alle stampe un tomo dedicato alla sua vita e intitolato AB (ed. Electa), il modo in cui molti lo chiamano secondo le sue iniziali, dove ha spiegato la propria filosofia. La sua storia è appassionante: da Treviso alla formazione negli Stati Uniti, all’attuale guida di Benetton. E c’è un elemento che ricorre sempre, lo sport, una passione per la competizione leale e il rispetto delle regole, assieme a quelle per l’arte contemporanea e per la famiglia. E per quanto possa sembrare impossibile, il tutto è all’insegna della semplicità. Il suo motto è: “Non si butta via niente”. E anche i tre figli sono abituati a riutilizzare gli abiti dei cuginetti.

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