Alessandro Benetton
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Alessandro Benetton punta sui disoccupati

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Alessandro Benetton: non ci interessa provocare ma dialogare

Cento milioni di giovani senza lavoro nel mondo. E un futuro in bilico. “Non solo il loro, ma anche il nostro, per questo abbiamo cercato di mettere questo problema al centro della nostra campagna istituzionale 2012 – spiega Alessandro Benetton, presidente del gruppo trevigiano da pochi mesi, praticamente da quando è uscito dalla Borsa – l’anno scorso con la campagna Unhate abbiamo “parlato” con 500 milioni di persone, questo di Unemployee of the year è un altro capitolo di quel libro”. Cinque ragazzi seri, un po’ arrabbiati e angosciati, vestiti di nero come banchieri della City di Londra, centro mondiale della finanza e anche di scandali miliardari, i Disoccupati dell’Anno scelti da Benetton ti guardano negli occhi e ti lanciano un’accusa: perché il nostro futuro deve essere peggiore di quello dei nostri padri? “Vogliamo uscire dai luoghi comuni e aprire un dibattito e anche un dialogo tra generazioni, senza dimenticare che anche i nostri padri hanno sofferto, guerra, povertà – spiega Alessandro Benetton – non vogliamo sostituirci ai politici, dare lezioni o ricette sulla disoccupazione. Il nostro lavoro è quello di crescere come azienda, solo così potremo creare valore e dare lavoro a questi ragazzi. Alcuni di loro peraltro l’hanno già trovato”. La campagna di affissioni e video, tutto (compresa la musica) made in Fabrica, servirà a lanciare un concorso “senza giuria”: ai 100 progetti imprenditoriali selezionati e votati dagli stessi che ragazzi che parteciperanno all’iniziativa tramite il sito dell’azienda andranno cinquemila euro, un trampolino di lancio che in certi Paesi, tipo Bangladesh, sarà sicuramente decisivo. Molto meno in Italia, ma è sempre meglio dell’oblio che avvolge moltissimi giovani. “Questa volta i grandi staranno a guardare – spiega Gianluca Pastore, direttore comunicazione del gruppo a livello mondo – saranno gli under 30 a scegliere in maniera autonoma”. “Tutti si aspettavano una campagna più cruda, noi abbiamo scelto altri toni – spiega Alessandro Benetton – non ci interessa provocare ma aprire un dialogo. E trovare nuove idee, che partano dal basso, anche dalle piccole cose, dalle parrocchie. Non mi aspetto di vendere più prodotti a questi ragazzi – sottolinea il presidente che sa perfettamente come la crisi colpisca il portafogli dei giovani oltre che loro speranze – ma di parlare con loro e soprattutto a quelli che dovrebbero farlo per trovare una soluzione ai loro problemi. Anche in futuro spero che diventino nostri clienti”. Il gruppo vive l’uscita dalla Borsa con serenità: “Ora abbiamo il tempo per sviluppare le strategie, i nostri azionisti dovranno sacrificare quest’anno e anche il prossimo” – tradotto: niente dividendi – “stiamo andando molto meglio del mercato come vendite e dovremo chiudere con lo stesso fatturato dall’anno scorso. Cioè 2,1 miliardi. Che con un calo dei consumi del 20% come quello che si registra in Italia è comunque un successo. Aspettando tempi migliori. “L’energia c’è, il team si è formato ed è di qualità, noi crediamo a questo rilancio e siamo disposti a fare sacrifici, non solo svegliandoci presto alla mattina”, fa l’ex golden boy del Veneto, da anni pienamente calato nel ruolo di guida aziendale e padre di famiglia. Lui alle 6,30 è già in piedi per portare i bimbi a scuola. Il futuro si costruisce così.

FONTE: Il Gazzettino
AUTORE: Maurizio Crema

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