Istruzione

Giovanni Lo Storto: “Non rinunciate all’Università”

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Secondo Giovanni Lo Storto, Direttore dell’ateneo Luiss, cultura e specializzazioni saranno decisive per lo sviluppo e la crescita del Pil

Giovanni Lo Storto, foggiano, è il direttore generale della Luiss di Roma, l’università della Confindustria. A Foggia per partecipare ad una serie di eventi, Lo Storto interviene sullo stato attuale del Paese a proposito di classe dirigente e delle future scadenze. Partiamo dal suo settore, l’università. Come guardare al futuro.

«Penso che occorra senza alcun indugio tornare a dare il giusto rilievo alla formazione, più di quanto realmente possa servire, perché formarsi e laurearsi è ancora oggi la carta vincente per il futuro, anzi, direi quella decisiva»

Insomma una priorità

«L’importanza della formazione e della specializzazione è altissima. L’Unione Europea ci chiede, entro il 2020, che il 40% della popolazione tra i 25 ed i 34 anni sia laureata. In Italia quella fascia oggi con laurea è ad appena il 22%. Se avessimo oggi il 40% di laureati il Pii dell’Emilia Romagna salirebbe del 4% quello della Puglia del 10% e dell’Italia come paese del 5%. Ma non abbiamo quei dati. Mentre ci sono paesi emergenti che hanno investito molto più di noi, penso all’Estonia o alla Lettonia e che viaggiano veloci oltre ovviamente ad altri paesi nord europei ormai consolidati. Entro 6 anni dobbiamo coprire quel deficit del 18% di laureati. Vi sembra poco?»

Come cambiare questa tendenza?

«Se continuiamo ad avere un falso mito della laurea non cambierà nulla. Oggi il mondo è cambiato. Prevale la tecnologia, non ci sono dubbi, ma la tecnologia non è autonoma dalle competenze umane. Serve gente capace, con una cultura larga. Poi viene la predisposizione specialistica. Attenzione a fare il contrario. L’educazione rimane la base. Tutti quelli che hanno sfondato alla Google, da bambini, erano stati educati con il metodo Montessori. Ci sarà una spiegazione. L’educazione e la formazione sono il cuore delle possibilità per il Paese».

Lei crede che dobbiamo modificare il nostro sistema?

«Per molti, troppi anni abbiamo lavorato sui percorsi formativi in maniera esponenziale ed oggi lo stiamo pagando amaramente. Occorre invece credere nel progetto alternanza scuola lavoro. La contaminazione lavoro formazione è fondamentale e riguarda anche il mondo universitario non solo quello delle scuole superiori».

Giovanni Lo Storto, che giudizio dà delle nostre università?

«Il livello medio offerto dalle nostre università è molto buono e in alcuni casi anche di eccellenza come al sud. C’è tuttavia una fuga perché come sistema Paese non siamo in grado di attrarre risorse dall’estero. Da questo punto di vista dobbiamo cambiare strategia. È una scommessa per il futuro, non deve spaventarci l’idea di misurarci. Oggi l’Anvur (l’agenzia per la valutazione della ricerca universitaria, ndr) dà una lettura di una realtà in movimento, però bisogna saper reggere il confronto internazionale».

E nella sua Università?

«Alla Luiss si sta lavorando molto sull’innovazione, sul management e sul marketing. Ai test di ammissione la domanda è stata superiore a quello dell’ultimo anno. Noi abbiamo circa 7700 studenti, ma siamo soddisfatti della qualità complessiva e ovviamente delle motivazioni che accompagnano la scelta di optare per la Luiss».

Ma gli studenti universitari italiani sono molto di più…

«E ci mancherebbe. Il vero problema in Italia, tuttavia, è che il 20% abbandona gli studi universitari e dispiace fare queste constatazioni perché la cultura è libertà. Probabilmente non c’è un orientamento pre universitario e forse su questo fronte occorrerà lavorare molto di più. Noi ad esempio d’estate realizziamo full immersion per gli studenti delle scuole superiori italiane che vincono delle speciali borse di studio della Luiss. Molti sono anche di Foggia. In sostanza facciamo orientamento anche per materie che non sono nella nostra offerta formativa, ad esempio medicina o chimica o fisica, perché riteniamo che gli studenti debbano avere comunque una possibilità di scelta, non diciamo vieni da noi, diciamo scegli autonomamente ma vai all’università, non rinunciare a questa opportunità decisiva per il tuo futuro».

Giovanni Lo Storto, lei ha partecipato al convegno «Genera» a Foggia, qual è il suggerimento a chi vuole fare imprenditoria?

«Di creare e lavorare a vantaggio del territorio. Le start up nascono come una idea inclusiva. Lo sharing è fondamentale per creare opportunità. Bisogna aprirsi subito, ad esempio ai bambini, che sono già concepiti digitali. Foggia è una bella città, media, dove la dimensione umana, e cioè delle relazioni, è un valore aggiunto. Questo valore va sfruttato».

FONTE: Gazzetta del Mezzogiorno
AUTORE: Filippo Santigliano

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