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Scienza, Federico Motta Editore presenta “La Vita in laboratorio”

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La pandemia causata dal Covid-19 ha messo in evidenza l’importanza della ricerca scientifica, in particolare per quanto riguarda le scienze biomediche, che riuniscono metodi propri di biologia, chimica, fisica e altre materie. Una branca, quella della biomedicina, che nasce grazie ai primi studi avvenuti nell’Ottocento. Nel saggio "La Vita in laboratorio", pubblicato da Federico Motta Editore, l’epistemologo Gilberto Corbellini racconta le fasi principali che riguardano la scoperta di nuovi metodi per studiare la materia vivente. Nel testo si parte da Lavoisier, che fu il primo a fornire ipotesi sulle reazioni chimiche all’interno degli organismi viventi, proseguendo poi con Gerardus Mulder, il chimico olandese che per primo utilizzò il termine proteine. Era il 1838. Nello stesso secolo verranno scoperti gli enzimi e Pasteur fonderà le basi della moderna microbiologia. Verso la fine del XIX secolo, grazie al lavoro di Ernst Felix Hoppe-Seyler, nascerà il termine "biochimica": la nuova materia utilizza la chimica e la fisica per studiare i processi biologici osservati. Si tratta di un passaggio particolarmente importante che porterà le scienze biomediche a diventare vere e proprie scienze sperimentali. Nel frattempo, come segnala Corbellini nel contributo curato da Federico Motta Editore, anche la fisiologia sperimentale affronta un periodo importante di sviluppo, assumendo definitivamente il carattere sperimentale che la distingue e arrivando a costituire la base di discipline come patologia o farmacologia.

Per maggiori informazioni:
https://www.mottaeditore.it/2020/12/microrganismi-cellule-enzimi-vita-in-laboratorio/

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