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Walch scommette sul Calisio: Moncalisse e le bollicine del Montis Argentarie

Elena Walch

Sul monte che divide Trento dalla Valsugana affiorano i canòpi, tracce silenziose delle antiche miniere d’argento che hanno segnato per secoli il profilo del Calisio. Una montagna aspra, priva di boschi – “calva”, come suggerisce il nome – che i Romani chiamarono Argentario per la ricchezza dei suoi filoni metalliferi. Oggi il monte sta vivendo una seconda vita: non più solo archeologica, ma agricola. L’esposizione climatica favorevole e i suoli rocciosi affioranti si sono rivelati ideali per la viticoltura, in particolare per chardonnay e pinot nero destinati alla spumantistica. Una vocazione così evidente da convincere una storica cantina altoatesina a investire con decisione sul Monte Calisio.

Dalla famiglia Walch di Termeno, dinastia secolare del vino, nasce così Moncalisse, Trento Doc che prende il nome – in chiave fonetica – dall’area di coltivazione sul versante soleggiato di Civezzano, tra Seregnano, Torchio, Barbaniga e Mazzanigo. Un progetto che ha attirato subito l’attenzione, anche perché rappresenta la nuova “sboccatura” di uno spumante Trento Doc prodotto interamente in Trentino da un’azienda altoatesina. A guidarlo sono due giovani, Julia e Caroline Walch, impegnate non solo nella gestione enologica ma anche nella realizzazione di una cantina scenografica, con bistrò e accoglienza, prevista in apertura la prossima primavera. La struttura sorgerà all’interno di profonde falde argentifere, incastonata tra i circa dodici ettari vitati dell’areale Moncalisse.

L’anteprima delle meno di 5 mila bottiglie ha confermato il valore delle bollicine nate sul Montis Argentarie, a quasi 600 metri di altitudine. L’Extra Brut Riserva 2017 proviene, come indicato in etichetta, da viti storiche anteriori al riordino fondiario, custodi anche delle Coppelle: incisioni rupestri dell’età del Bronzo e del Ferro, legate a simbolismi sacri ed esoterici. “Per noi rappresentano un messaggio forte”, spiegano le sorelle Walch, “la prova che questo era un territorio straordinario già nell’antichità. Con Moncalisse vogliamo continuare il dialogo tra tempo e terra“. Nel calice emergono energia aromatica, tonalità dorate e un sorso elegante, attraversato da speziature fini, scorza di limone e grande scorrevolezza, in piena sintonia con i Trento Doc iconici. Merito anche della precisione enologica di Stefano Bolognani, giovane chef de cave di Lavis. Accanto al Blanc de Blancs Extra Brut Riserva 2017, il progetto prevede anche un Moncalisse Millesimato Extra Brut Riserva 2019, affinato 56 mesi e fermentato in parte in acciaio e in piccole botti di rovere: due espressioni di una denominazione che continua a superare i confini, con la Doc Trento in costante stato di grazia.

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