Istruzione

Giovanni Lo Storto: “Anche gli atenei diventino incubatori di sviluppo”

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Avvenire intervista Giovanni Lo Storto, direttore generale della Luiss

«Per far ripartire il Mezzogiorno c’è un’unica strada da seguire: quella della formazione. Come percorrerla? Con scuole e atenei che non si limitino a fornire nozioni tecniche e specialistiche, ma diventino laboratori e incubatoli di innovazione e crescita». Giovanni Lo Storto, 45 anni, non parla solo da profondo conoscitore del mondo universitario. Certo, è il direttore generale della Luiss. Ma è anche un uomo del Sud. Nato a Troia (provincia di Foggia), profondamente legato alla sua terra, Giovanni Lo Storto la questione meridionale ce l’ha davvero a cuore. Per tale ragione è convinto che la sola ricetta possibile per una svolta sia quella di investire sulle nuove generazioni: «Bisogna creare le condizioni affinché salga la percentuale di laureati nel Mezzogiorno, ma anche nel resto d’Italia». Gli ultimi dati della Svimez sul lavoro sono a dir poco allarmanti: il tasso di disoccupazione generale è appena inferiore al 13%, ma al Sud la percentuale supera il 20%. Nel 2014 i posti di lavoro in Italia sono cresciuti di 88.400 unità, tutti concentrati nel Centro-Nord (133mila), mentre il Meridione ne ha persi 45mila. E ancora: sono una donna su cinque residente nelle regioni del Sud, di età compresa tra i 15 e i 34 anni, ha un impiego. Sono numeri che preoccupano e impongono interventi tanto rapidi quanto efficaci. «Troppo spesso – evidenzia Giovanni Lo Stortosento parlare a sproposito della laurea come un inutile pezzo di carta. Nulla di più sbagliato». E, anche in questo caso, sono le cifre e le statistiche a smontare l’infondatezza della tesi. Solo il 22% dei giovani italiani tra i 25 e i 34 anni oggi è laureato. La media europea è di oltre 10 punti più alta. Per cui, l’obiettivo comunitario di toccare la quota del 40% entro il 2020, per l’Italia, è una missione ai limiti dell’impossibile. «Eppure è un traguardo che va raggiunto a tutti i costi – afferma l’economista -. Anche perché, come hanno calcolato alcuni studi recenti, il Pil pro capite nazionale crescerebbe del 5%. E per regioni come la Puglia e la Campania l’aumento sarebbe addirittura del 10%». Mettere risorse nella formazione, insomma, sarebbe «un investimento dal rendimento garantito». Nella grande sfida di formare giovani sempre più preparati e pronti a entrare nel mercato del lavoro, ovviamente gli atenei devono giocare un molo fondamentale. Per Lo Storto il modello vincente è quello dell’«università pratica», che punti sulla «contaminazione dei saperi». «Non a caso il nostro primo obiettivo – aggiunge il dg della Luiss – è quello di riuscire a formare persone complete, che sappiano cogliere le opportunità celate nella complessità e, contemporaneamente, che siano in grado di fare la differenza, agendo responsabilmente per la creazione di valore per sé e per gli altri». Un principio che si traduce in progetti concreti: dalle iniziative di volontariato che consentono gli studenti di fare esperienze ad alto valore etico e sociale, fino alla creazione di laboratori per le arti e i mestieri o per la progettazione e la creazione di un’idea d’impresa. «Una solida formazione accademica – conclude Giovanni Lo Stortova arricchita con altri strumenti creativi, trasversali e incisivi».

FONTE: Avvenire
AUTORE: Luca Mazza

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