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Gianpietro Benedetti: “Politica troppo assistenzialista, trascura giovani e scuola”

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Il Presidente del Gruppo Danieli, Gianpietro Benedetti, a colloquio con Molinari, direttore de La Stampa

Più rischi o maggiori opportunità per le aziende dalle tensioni tra il governo e la Ue?». «Ovviamente più rischi, perché la situazione italiana potrebbe diventare insostenibile». La domanda è di Maurizio Molinari, direttore de La Stampa, la risposta è di Gianpietro Benedetti, presidente del Gruppo Danieli, che boccia una politica nazionale che «non rispetta gli impegni», troppo orientata all’assistenzialismo e molto poco alla formazione dei giovani, al sostegno alla scuola- dalle elementari alle università -, alla ricerca e all’innovazione.

"Le sfide dell’innovazione" il tour organizzato da La Stampa e Messaggero Veneto che ieri ha fatto tappa in Friuli e che proseguirà con nuovi appuntamenti con i quotidiani del Gruppo Gnn, è stato ospitato da Danieli Automation che ha inaugurato la sede e che si dedica a tutto quel che è ricerca e innovazione nel 4.0, ovvero la digitalizzazione. Un convegno alla cui conduzione c’erano il direttore del Messaggero Veneto, Omar Monestier, e Luca Ubardeschi, vicedirettore de La Stampa, al quale hanno partecipato il governatore del Fvg Massimiliano Fedriga; il presidente della Cciaa Pordenone Udine Giovanni Da Pozzo; il rettore dell’università di Trieste Maurizio Fermeglia; il direttore regionale Nordest di Intesa SanPaolo, Renzo Simonato; Thomas Parisini, ordinario di automatica a Trieste e Cic all’Imperial College di Londra; Paolo Tasca dell’Universi-ty College London; Fabrizio Fomezza di EumetraMr, che ha curato la ricerca su italiani e tecnologia. Presente anche Pepper, il robot di Intesa SanPaolo, e il rapper Doro Gjat.

E nell’ambito di questo evento, che ha ospitato interventi e dibattiti, Molinari ha intervistato Benedetti, ai vertici di un Gruppo che è tra i leader mondiali nella produzione di impianti siderurgici. «Ma come è riuscita, un’azienda come Danieli, a diventare globale?» ha chiesto Molinari. «Perché opera nel settore dell’acciaio, che è globale. La domanda è sempre in crescita nei Paesi in via di sviluppo e quindi non potevamo fare altro che cercare di raggiungere quei mercati. È stata la spinta per uscire dai no stri confini e andare all’estero. E all’estero – ha ricordato Gianpietro Benedettici siamo confrontati con quelli che all’epoca erano i "colossi" del settore, tedeschi, francesi, americani…, mentre noi ci sentivamo piccoli. Quel senso di inadeguatezza è stata una forte motivazione che ci ha spinti a studiare, progettare, realizzare e proporre, impianti sempre più innovativi».

Il futuro della Danieli è ancora nell’acciaio, sebbene diverso. Cresce la domanda del "nuovo" prodotto, più leggero, con minore peso ma maggiore qualità, più eco sostenibile perché richiede meno energia e meno consumo di materie prime». Acciaio prodotto grazie al digitale, «e questo – ha rimarcato Gianpietro Benedettirichiede innovazione e automazione, ed è una grande sfida declinare l’acciaieria su mini-impianti regionali».

A dare una mano al mondo dell’acciaio, sono arrivati quote e dazi, a partire da quelli di Trump. «La Cina – ha chiarito il presidente di Danieli -, con la sua grande capacità produttiva e il dumping sul mercato mondiale, ha impattato negativamente sulla siderurgia europea e americana. Oggi, con le quote e i dazi il prezzo dell’acciaio è risalito in Europa, in maniera contenuta, molto di più negli Usa. Credo che nei prossimi anni il sistema delle quote e la regionalizzazione, proseguirà». Anche se le sfide non mancheranno, perché se pure la Cina sta riducendo la capacità produttiva e si sta orientando verso qualità e sostenibilità anche nell’acciaio, Russia, Ucraina e, in parte, l’Iran, sono i nuovi competitor, grazie a disponibilità di materia prima e di costi energetici molto più bassi degli altri.

In un contesto globale complesso, dove le multinazionali, anche italiane, debbono competere, si inserisce il governo, con politiche economiche, la manovra sgradita alla Ue, il braccio di ferro con l’Europa, dal quale Benedetti intravede solo rischi. «Io credo – ha detto Gianpietro Benedettiche gli impegni che si assumono nella famiglia in cui si è deciso di stare, vadano rispettati», e il riferimento va alle regole Ue su deficit e Pii che l’Italia punta a disattendere. La reazione dei mercati si vede nell’andamento dello spread, in ascesa, «che significa – ha aggiunto B – denaro in più che cittadini e imprese dovranno pagare. L’Italia soffre per una mancata qualificazione della spesa». E per contro «il 65% dei ragazzi die oggi frequentano le elementari, svolgeranno da grandi un mestiere che forse ora non esiste. Non è questo il luogo dove investire? – ha chiesto Benedetti -. Ma la scuola darà l’istruzione necessaria? E chi finanzia la scuola?». È innegabile che in questo Paese ci siano realtà positive, eccellenti, confortanti, «ma la media è bassa. Abbiamo il problema del Sud, ancora irrisolto, e di un’economia assistenzialistica». Le priorità per gli investimenti dovrebbero essere invece «scuola, ricerca, famiglia».

Un pizzico di ironia Gianpietro Benedetti la riserva «al genio di turno» che propone «di uscire dall’euro e tornare alla lira dimenticandosi che il nostro debito resterà in euro». Anche il Giappone «ha un debito pubblico elevato – ha precisato Benedetti – ma ha dalla sua la credibilità. Se questa viene meno, l’Italia potrebbe ritrovarsi, come già accaduto col governo Berlusconi, nell’impossibilità di pagare la pubblica amministrazione. Sarebbe una situazione gravissima per l’Italia. Noi lo sappiamo. Spero lo sappiano anche i politici».

FONTE: Messaggero Veneto
AUTORE: Elena del Giudice

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