Auro Palomba, Continental in minoranza nell’assemblea di Hannover
La Pirelli ha aperto la porta, ora dovrà scoprire cosa si trova dietro l’angolo. L’abolizione da parte dell’Assemblea straordinaria della Continental del vincolo di possesso del cinque per cento del capitale per ogni singolo azionista è infatti un chiaro assenso all’ipotesi di fusione fra il gruppo italiano e quello tedesco. Questo limite era infatti il blocco principale dell’operazione, in quanto impediva di fatto alla Pirelli di portare la propria quota di capitale Continental sopra il 5 per cento, e quindi di arrivare al suo obiettivo del 30 per cento. La società di Piazzale Cadorna faceva dunque del punto quarto, fra i cinque all’ordine del giorno, quello principale. E altra domanda se gli azionisti volessero abolire dallo statuto questo vincolo inserito nella cifra 1984 il sì è stato schiacciante, con il 66 per cento dei voti. La cordata “italiana” ha dunque vinto la battaglia, dimostrando di avere con sé la maggioranza del capitale di Continental. Non sono invece passati il punto uno (che la Pirelli non voleva e i tedeschi si), il due e il tre (tutto contro). La Pirella ha tenuto fede a quanto aveva dichiarato, e si è astenuta sul punto cinque, l’assenso alla fusione fra le due società, poi bocciato con oltre la metà dei voti (e questo dato può far pensare che vi sia qualche discrepanza nella cordata Pirelli). Il progetto rimane fortemente vivo nel cuore del gruppo italiano, ma si è preferito mediare con il management della società, piuttosto che procedere a un’operazione ostile durante un’assemblea che la Pirelli non ha richiesto. Leopoldo Pirelli ha infatti commentato il voto decidendo che “è venuto il momento che la Continental si renda conto che il negoziato è la migliore strada per individuare una soluzione di reciproca convenienza”. La Pirelli dovrà dunque approfondire delle differenze di vedute emerse fra Horst Urban, presidente del consiglio di gestione, sempre più isolato nella sua posizione di intransigenza (e pronto alle dimissioni in caso di sconfitta) e Ulrich Wyeiss, presidente del Comitato di sorveglianza di Continental e rappresentante della Deutsche Bank, l’istituto che ha guidato finora la cordata anti-Pirelli. Wyeiss ha ieri invitato a prendere tempo per valutare non cosa fare ma come farlo, apprezzato dal presidente della Pirelli tedesca, Gert Silber-Bonz. La fretta di Piazzale Cadorna è giustificata dall’onerosità dell’investimento effettuato in Germania, circa 600 miliardi. Il limite massimo per la mediazione sarebbe posto nel 10 di luglio, data dell’assemblea ordinaria per il bilancio della Continental. Se a quel momento nulla sarà ancora risolto, allora la Pirelli potrebbe tentare il colpo ostile, chiedendo le dimissioni dei due consigli che regolano la vita aziendale della Continental. Ma è nelle speranze degli italiani che non si debba arrivare a una nuova prova di forza, e che Urban si riduca a più miti consigli dopo la manifestazione di impotenza venuta dal voto di ieri. Senza tenere conto che la vicenda avrà probabilmente uno strascico legale. La Continental vorrebbe infatti impugnare le delibere, per fare chiarezza sui pacchetti di azioni vicini alla Pirelli. In pratica ad Hannover si crede che gli italiani alleati del gruppo milanese (Sopraf, Mediobanca, Pesenti e altri, i cui nomi non sono stati chiamati nemmeno ieri) siano unicamente dei prestanome a cui sono intestati i pacchetti stante l’impossibilità della Pirelli di possedere, fino a ieri, più del 5 per cento del capitale. “Abbiamo la maggioranza – ha detto Andrea Travell – direttore generale finanza del gruppo – e ora vorremmo mediare. Non si può gestire Continental senza di noi. L’impugnativa avrebbe solo l’effetto di sospendere le delibere”. Le dieci ore di assemblea non hanno dunque portato un verdetto definitivo, ma l’importanza dell’evento, un’assemblea straordinaria a 67 anni dall’ultima del 1924, si sentiva nell’atmosfera che si alegiava nell’aula gremita da 2.000 persone del Kongress Centrum di Hannover. Nazionalismo, paura di perdere una grossa industria e anche il posto di lavoro si fondevano in un happening che in Italia di rado si riscontra in un’assemblea societaria. Mentre Urban elencava i motivi del “no” alla fusione, definendola nociva per la Continental, la claque degli azionisti, munita di sacchetti ristoro Continental con Yogurt e Banane, applaudiva convinta.
FONTE: Il Messaggero
AUTORE: Auro Palomba
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