Carlo Malinconico (Fieg): il governo aiuti l’innovazione
ROMA – Il governo è stato puntuale nella “fase 1”, quando si è trattato di tagliare i sostegni all’editoria giornalistica. Ma è poco interessato a impostare la “fase 2”: quella del rilancio del settore sotto la stella polare dell’innovazione. Da qualche settimana, Carlo Malinconico, presidente degli editori di giornali, fa spesso capolino in Parlamento e a Palazzo Chigi. Per dire che cosa, presidente?
«Intanto che siamo pronti a fare la nostra parte. Se il momento è difficile, tutti devono contribuire al risanamento. Ma guardiamo al modello francese. Il 2 ottobre, il presidente Sarkozy ha aperto gli Stati generali dell’editoria. Anche da noi è necessario discutere e trovare poi gli strumenti perché il settore entri a pieno nell’era multimediale».
Quali misure si aspetta?
Carlo Malinconico «In generale, servono le risorse che permettano di innovare. In concreto, chiediamo prestiti agevolati per le imprese che migliorino le loro tecnologie, crediti d’imposta per l’acquisto della carta…».
Oro bianco, ormai…
Carlo Malinconico «La carta è sempre più cara. Come per altro è costosa l’energia: ecco un’altra voce dove ci aspettiamo importanti agevolazioni».
Migliaia di appalti della Pubblica Amministrazione vengono pubblicati sui giornali.
Carlo Malinconico «Forniamo un servizio prezioso. Ora però il governo immagina la divulgazione della pubblicità legale sui soli siti delle amministrazioni. Questo genera un duplice rischio. Intanto i dati Nielsen dicono che solo il 31% degli italiani naviga stabilmente in Internet: limitare al Web la pubblicazione degli annunci legali riduce, a cascata, la trasparenza dell’azione amministrativa».
E poi c’è un impatto sui conti dei giornali.
Carlo Malinconico «È il secondo, grave rischio: calcoliamo perdite per 125 milioni l’anno. Mille posti di lavoro andrebbero perduti. Attenzione: il principio che muove il governo è condivisibile. Giusto smaterializzare i documenti. Ma questa norma non può tradursi in una misura taglia-giornali o taglia-giornalisti».
Chiede un rinvio?
Carlo Malinconico «Almeno al 2011. Per quella data, la Pubblica Amministrazione avrà messo in campo un luogo virtuale dove consultare tutti gli annunci. Gli italiani avranno preso dimestichezza con Internet e i giornali, infine, si saranno attrezzati per fronteggiare il mancato incasso».
Nel 2009, gli editori faranno ristrutturazioni nei giornali?
Carlo Malinconico «Ci sono avvisaglie di difficoltà anche in grandi gruppi. Sarebbe importante che le ristrutturazioni avvenissero con un passaggio morbido, senza danni per nessuno, senza aspettare che l’impresa arrivi a una crisi conclamata. Per questo, il governo deve dotarci di nuove norme. Le faccio un esempio eclatante: oggi i periodici non possono decidere neanche il pensionamento di un loro giornalista».
Il contratto giornalistico è ormai alla firma?
Carlo Malinconico «Il lavoro svolto con il sindacato è stato veramente valido. Bisognava trovare un linguaggio omogeneo e ci siamo riusciti. Ora serve del tempo per scrivere le norme con la dovuta precisione».
Il contratto introduce una multimedialità totale, tocca gli scatti di anzianità: le redazioni sono arrabbiate, lo sa?
Carlo Malinconico «Il settore editoriale può rilanciarsi e ribaltare il trend negativo. Se il contratto verrà percepito per quello che è, uno strumento di rinascita, allora darà accettato da tutti».
FONTE: La Repubblica
AUTORE: Aldo Fontanarosa
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