Alessandro Benetton
Economia

Il monito di Alessandro Benetton al Veneto: “Spontaneismo ci penalizza”

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Alessandro Benetton dal Meeting: più regole e organizzazione

Quali sono i fattori che bloccano la crescita o, come va di moda dire adesso, gli spread tra il Veneto e le altre regioni d’Europa? La mancanza di organizzazione, una sorta di spontaneismo anarchico e diffidente delle regole e della programmazione, oltra ad una diffidenza generosamente ricambiata dell’impresa nei confronti dell’università, e viceversa. A dirlo è il presidente di Benetton Group, Alessandro Benetton, dopo aver sedotto, quasi stregato con una verve non comune, il popolo di Comunione e liberazione al Meeting di Rimini. D’altro canto come resistere a un capitano d’impresa con lauree ad Harvard che cita Seneca (“l’unica cosa che i giovani non possono fare è farsi scippare il proprio futuro”) e chiosa con Socrate sull’esistenza del destino, infilandoci dentro anche una citazione di Don Giussani, il capo di Cl quando augurava “non sentirti mai tranquillo” intendendo di non essere mai sazi, uno stay foolish, stay hungry di Steve Jobs, fondatore di Apple trent’anni prima in salsa cristiana insomma. Una seduzione reciproca, visto che il leader del gruppo di famiglia ha ammesso, apparendo sincero, di essere “rimasto a bocca aperta di fronte a questo mondo, dove credo ritornerò anche il prossimo anno. Mi piace il Meeting perché è nato dal basso, dall’amicizia e dall’incontro tra i giovani.” E proprio questo secondo Alessandro Benetton, che a dire il vero proprio dal basso non è partito, potrebbe essere la strada per risollevare il Veneto. Dal basso, sfruttando incontri ed opportunità tra giovani e dando valore alla conoscenza ed all’organizzazione. “La cultura dell’organizzazione in Italia e in particolare in Veneto, terra da cui vengo, non è considerata un bene – dice il rampollo della famiglia colorata di Treviso, con un master in business organization ad Harvard nel suo curriculum – anzi viene mal sopportata sia nella dimensione aziendale che in quella pubblica: le regole, i processi standard vengono subiti quali fosse non la base dell’efficienza ma una inutile burocrazia”. Anarchici questi italiani e questi veneti che in effetti hanno sviluppato aziende e capannoni a macchia di leopardo. Eppure proprio in quel Veneto è nata la United Colors of Benetton che il padre Luciano ha reso grande nel mondo prima di consegnarla ad Alessandro, esporto di finanza dopo aver studiato negli Stati Uniti con i soldi delle magliette prodotte nei capannoni veneti e fatto e le sue esperienze nel mondo ordinato ed organizzato della finanza, sponda Goldman Sachs International. Organizzazione vuol dire anche fare sistema, secondo Alessandro Benetton, in primis tra impresa università. Tra mondo dell’economia e quello dell’accademia. Troppo distanti per una insopprimibile “reciproca diffidenza – analizza il nuovo capo del gruppo – il mondo dell’impresa in Veneto e quello dell’università hanno spesso più sentito l’esigenza di affermare, quasi rinfacciarsi reciprocamente i propri primati piuttosto che trovare una forma di dialogo reciproco. Si sono perse molte opportunità in passato e credo che uscire da questa crisi vorrà dire anche mettere da parte certi preconcetti ambo le parti”. Alessandro Benetton, bene inteso, non è uno che predica bene e razzola male, e lo dimostra subito di fronte alla platea adorante dei giovani e non, di Cl. “Noi abbiamo fondato la prima università della creatività senza docenti – spiega riferendosi a Fabrica, creatura oltre che della Benetton Family anche di Oliviero Toscani – ed abbiamo collaborazioni assidue con tre università. Nessuna di queste italiana, ma vogliamo rimediare e tendere una mano in termini di borse di studio anche ai giovani provenienti da atenei del nostro paese”. Ed a chi chiede cosa consiglia ad un giovane che si sta per aprire al mondo del lavoro e dell’università Alessandro Benetton che a 26 anni ha fondato una società d’investimenti: “con un piccolo prestito da parte di mio padre” (40 miliardi di lire) ammette, e dice: “Sfruttate ogni opportunità, anche viaggiando all’estero, perché se i problemi sono globali, anche le occasioni possono esserlo”.

FONTE: Corriere del Veneto
AUTORE: Alberto Gottardo

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